Caregiver familiari in Emilia-Romagna: quando la cura non è “solo amore”, ma anche un diritto

Se stai leggendo queste righe, è probabile che tu sia un caregiver.

Magari non ti chiami così.

Ti definisci “figlia”, “figlio”, “compagna”, “marito”, “vicino di casa”.

Ma nella pratica le tue giornate ruotano attorno a una persona anziana o fragile: medicine, visite, burocrazia, notti in bianco, lavatrici infinite. e spesso la sensazione di essere “sempre sul pezzo e mai davvero ascoltato”.

In Emilia-Romagna però una cosa è chiara da anni: il caregiver familiare esiste, ha un nome e ha diritti. Non è “solo” una persona di buon cuore: è una figura riconosciuta da una legge regionale precisa.

In questo articolo cerchiamo di fare ordine, con uno sguardo concreto su ciò che la normativa dell’Emilia-Romagna prevede per chi di prende cura, ogni giorno, di una persona cara non autosufficiente.

Chi è il caregiver familiare secondo la legge.

A livello nazionale, la figura  del caregiver familiare è entrata ufficialmente nell’ordinamento con la Legge di bilancio 2018 (L.205/2017), che ha istituito il Fondo per il sostegno del ruolo di cura e assistenza del caregiver familiare.

La :Legge nazionale nazionale lo descrive come la persona che assiste e si prende cura, a titolo non professionale, di un familiare o di un congiunto in condizioni di grave non autosufficienza.

L’Emilia-Romagna è però andata oltre.

Con la Legge Regionale 28 marzo 2014, n. 2 – “Norme per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare” è stata la prima regione in Italia a riconoscere formalmente questo ruolo e a costruire intorno ad esso una rete di sostegni.

La definizione regionale di caregiver familiare (art. 2 L.R. 2/2014) parla di una persona che:

  • volontariamente,
  • in modo gratuito e responsabile,
  • si prende cura, nell’ambito di un piano assistenziale individualizzato (PAI),
  • di una persona cara consenziente, in condizioni di non autosufficienza o bisogno di ausilio di lunga durata.

Tradotto: quello che fai ogni giorno per la persona che ami non è “aiutino in famiglia”. E’ un ruolo sociale vero e proprio, inserito nel sistema dei servizi.

Giovani caregiver: quando la cura pesa sulle spalle dei più giovani.

Con la modifica recente (L.R. 30 maggio 2024, n. 5), la legge regionale ha introdotto anche la figura del “giovane caregiver”: una persona fino a 24 anni che si prende cura di un familiare nelle stesse condizioni descritte sopra.

Dietro questa definizione ci sono storie molto concrete:

  • ragazze che saltano l’università per stare dietro alle terapie del padre,
  • ragazzi che di notte aiutano la nonna a spostarsi e di giorno vanno a scuola come se niente fosse.

Riconoscere i giovani caregiver significa dire loro: “non sei invisibile, non stai esagerando: quello che fai è enorme e non deve distruggerti la vita”.

Cosa prevede la legge regionale 2/2014min Emilia-Romagna.

La L.R. 2/2014 non è uno slogan, ma un testo che prova a tradurre il riconoscimento del caregiver in azioni concrete. In particolare:

  • Riconoscimento formale del caregiver familiare all’interno del sistema dei servizi sociale, socio-sanitari e sanitari.
  • Coinvolgimento ne PAI: il caregiver è parte attiva nella costruzione e nella realizzazione del Piano Assistenziale Individualizzato della persona assistita.
  • Rete di sostegno: si promuove una rete di servizi che sostenga la persona fragile e chi la assiste.
  • Formazione e informazione: percorsi dedicati per dare competenze pratiche (igiene, movimentazione, gestione farmaci, organizzazione della giornata).
  • Misure di sollievo: interventi per permettere al caregiver di “staccare” senza sentirsi in colpa – ad esempio con servizi domiciliari, centri diurni, ricoveri di sollievo.
  • Tutela della salute del caregiver: attenzione al carico fisico ed emotivo, con la possibilità di orientamento e presa in carico se la stress diventa troppo.

Negli anni, La Regione ha approvato linee attuative, strumenti tecnici, schede e indirizzi operativi per rendere la legge qualcosa di vivo nella pratica quotidiana dei servizi (DGR 858/2017 e successivi atti).

Strumenti concreti: scheda di riconoscimento, portale, fondi.

Per evitare che il caregiver resti solo un “nome in una legge”, l’Emilia Romagna” ha sviluppato alcuni strumenti pratici:

1. Scheda di riconoscimento del caregiver familiare.

La Regione ha introdotto una scheda di riconoscimento del caregiver familiare, utilizzata dai servizi territoriali per identificare in un modo formale che si prende cura della persona non autosufficiente.

Questo passaggio è importante perchè:

  • ti rende visibile al sistema dei servizi;
  • ti permette di riconoscere il tuo ruolo nel PAI;
  • facilita l’accesso a misure dedicate (informazione, sollievo, eventuali contributi).

2. Portale regionale e informazioni dedicate

La Regione Emilia-Romagna ha attivato un’area web specifica sul caregiver familiare, con informazioni, documenti e materiali di approfondimento:

  • chi è il caregiver e quali sono i suoi diritti;
  • come funziona il sostegno regionale;
  • documentazione tecnica per operatori e famiglie;
  • campagne di sensibilizzazione come il “Caregiver Day”, celebrato ogni anno l’ultimo sabato di maggio.

3.Fondi nazionali e programmazione regionale

Le risorse per i caregiver arrivano anche dal già citato Fondo nazionale per il caregiver familiare, istituito dalla L. 205/2017, che destina fondi alle Regioni per interventi di sostegno (servizi, sollievo, misure economiche mirate).

L’Emilia-Romagna, attraverso proprie delibere, definisce come utilizzare questi fondi nei territori: non si tratta quasi mai di “pensioni” o stipendi, ma di:

  • potenziamento dei servizi domiciliari;
  • progetti personalizzati di sollievo;
  • azioni di supporto per situazioni complesse.

Cosa significa, concretamente, se vivi a Bologna o in Emilia-Romagna.

Se ti prendi cura di una persona non autosufficiente a Bologna o in Emilia-Romagna, la normativa regionale ti riguarda direttamente.

In concreto puoi:

  • Chiedere ai servizi sociali e sanitari del tuo distretto se è stata compilata la scheda di riconoscimento del caregiver per la persona di cui ti occupi.
  • Verificare se nel PAI sei indicato come caregiver familiare e se sono state previste misure di sostegno anche per te, non solo per il tuo caro.
  • Informarti sui servizi di sollievo disponibili (assistenza domiciliare integrata, centri diurni, ricoveri di sollievo, gruppi di auto-mutuo aiuto).
  • Accedere alle informazioni regionali online e ai materiali dedicati ai caregiver, per non sentirti più spaesato di fronte a norme, acronimi e sigle.

Il messaggio di fondo è semplice ma potente: non sei “un aiuto in famiglia”: sei parte del sistema di cura.

Dove entra in gioco la Cooperativa “Con Te”

Come Cooperativa Sociale “Con Te”di Bologna, noi ci muoviamo proprio in questo spazio: tra le richieste spesso schiaccianti della cura quotidiana e le possibilità offerte dalla normativa regionale.

Non sostituiamo la famiglia, camminiamo al suo fianco.

In particolare possiamo:

  • Ascoltarti e orientarti. Capire insieme a te qual è la situazione reale: carico fisico, stress emotivo, tempo che non basta mai, conflitti in famiglia su “chi fa cosa”.
  • Aiutarti a leggere la normativa e il PAI. Tradurre in parole semplici ciò che viene scritto nei documenti dei servizi: cosa prevede davvero il piano assistenziale? Che ruolo ti viene riconosciuto? Cosa puoi chiedere in più, legittimamente?
  • Offrire assistenza domiciliare flessibile. Ore di assistenza programmata in base ai tuoi turni di lavoro, ai tuoi momenti di stanchezza, alle esigenze della persona assistita: bagno, igiene, mobilizzazione, pasti, compagnia, monitoraggio. Non per “smollarti” tuo padre o tua madre, ma per permetterti di non crollare.
  • Affiancarti come OSS esperto. Il presidente della Cooperativa è un Operatore Socio-Sanitario con oltre 2o anni di esperienza: Questo significa che la consulenza non è teorica, ma arriva da chi ha vissuto centinaia di situazioni simili alla tua, nelle case delle persone.
  • Costruire insieme un equilibrio più umano. Non esiste la soluzione perfetta. Esistono però passi concreti per trasformare una cura fatta solo di urgenze e sensi di colpa in una cura più sostenibile, in cui anche tu, caregiver hai diritto a riposare, respirare, vivere.

Non sei “esagerato”: sei un caregiver, e la legge lo riconosce.

Molti caregiver arrivano da noi con la stessa frase sulle labbra: “Forse sono io che esagero…alla fine è mia madre, è normale che me ne occupi”.

La risposta, dal punto di vista umano e normativo, è questa:

  • sì, è tua madre, tuo padre, tuo marito, tuo figlio;
  • sì, è naturale che tu voglia occupartene;
  • no, non è normale che tu debba farlo da solo, senza sostegno, senza riposo, senza riconoscimento.

 

Regione Emilia-Romagna, con la L.R. 2/2014 e gli strumenti costruiti in questi anni, ti dice chiaramente che il tuo ruolo ha valore sociale, sanitario, economico.

Noi come Cooperativa “ConTe”, vogliamo dirti un’altra cosa, molto semplice:

non sei soltanto “quello che se ne occupa sempre”. Sei una persona. Hai un limite. E hai diritto a non essere lasciato solo.

Se senti che il carico sta diventando troppo, se hai bisogno di capire cosa puoi fare qui, a Bologna, contattaci: possiamo partire da una chiacchierata, da un sopralluogo a domicilio, da una consulenza per leggere insieme la tua situazione alla luce della normativa dell’Emilia-Romagna.

Da lì, passo dopo passo, possiamo iniziare a costruire un modo diverso di prenderti cura di chi ami.

Insieme. Con Te.

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